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Euler Journal
Pensiero matematico7 min di lettura

Varianza e deviazione standard: perché le unità cambiano il significato

Varianza e deviazione standard descrivono la stessa dispersione, ma sono utili per motivi diversi. La varianza calcola la media degli scarti quadratici dalla media: offre proprietà algebriche comode, ma usa unità al quadrato. La deviazione standard è la radice quadrata della varianza, quindi torna alle unità originali dei dati ed è più facile da interpretare. Un piccolo esempio di popolazione mostra da dove nasce la differenza.

Dichiarare se i dati sono una popolazione o un campione

Prima di calcolare una delle due misure, dobbiamo stabilire che cosa rappresentino i valori elencati. Per una popolazione di NN valori con media μ\mu, varianza e deviazione standard sono σ2=1N∑i=1N(xi−μ)2,σ=σ2.\sigma^2=\frac{1}{N}\sum_{i=1}^{N}(x_i-\mu)^2,\qquad \sigma=\sqrt{\sigma^2}. Il quadrato su σ\sigma fa parte della notazione: la varianza è il quadrato della deviazione standard.

Per un campione usato per stimare una popolazione più ampia, lo stimatore abituale è s2=1n−1∑i=1n(xi−xˉ)2.s^2=\frac{1}{n-1}\sum_{i=1}^{n}(x_i-\bar{x})^2. Il denominatore cambia perché cambia lo scopo. In questo articolo consideriamo una popolazione completa e dividiamo quindi per NN. Esplicitare la scelta evita che due formule corrette sembrino in contraddizione.

Svolgere un esempio dagli scarti alle due misure

Consideriamo la popolazione 2,4,62,4,6. La media è μ=4\mu=4, quindi gli scarti dalla media sono −2,0,2-2,0,2. La loro somma è zero, come deve accadere quando gli scarti sono calcolati rispetto alla media aritmetica. Elevandoli al quadrato otteniamo 4,0,44,0,4.

La varianza della popolazione è σ2=4+0+43=83≈2,67.\sigma^2=\frac{4+0+4}{3}=\frac{8}{3}\approx2{,}67. La deviazione standard della popolazione è quindi σ=83≈1,63.\sigma=\sqrt{\frac{8}{3}}\approx1{,}63. Non sono due stime concorrenti: la seconda è esattamente la radice quadrata della prima, espressa su una scala diversa.

Perché la varianza eleva gli scarti al quadrato

Sommando gli scarti con il loro segno otterremmo sempre zero, perché le distanze positive e negative si annullano. Il quadrato evita questa cancellazione, rende ogni contributo non negativo e assegna maggiore influenza agli scarti più grandi. Produce inoltre formule maneggevoli in algebra, probabilità, ottimizzazione e modellazione statistica.

Il quadrato non è l’unico modo possibile per misurare la dispersione. Anche i valori assoluti impediscono la cancellazione. La scelta dipende dallo scopo: gli scarti quadratici sono particolarmente utili quando gli errori grandi devono pesare di più e quando conta la struttura algebrica.

La radice quadrata restituisce unità interpretabili

Se i dati sono misurati in ore, ogni scarto è misurato in ore, ma il suo quadrato è misurato in ore al quadrato. La varianza ha quindi unità ore2\text{ore}^2. È un risultato matematicamente coerente, ma non appartiene alla scala su cui leggiamo le osservazioni iniziali.

La radice quadrata riporta la deviazione standard alle ore. Nell’esempio, una deviazione standard di circa 1,631{,}63 unità si può confrontare direttamente con i valori 2,4,62,4,6 e con la loro media 44. Non va descritta come distanza assoluta media dalla media: quella è una misura diversa.

Confrontare la deviazione standard con lo scarto medio assoluto

Per la stessa popolazione, lo scarto medio assoluto dalla media è ∣−2∣+∣0∣+∣2∣3=43≈1,33.\frac{|{-2}|+|0|+|2|}{3}=\frac{4}{3}\approx1{,}33. Anche questa misura usa le unità originali dei dati, ma combina le distanze linearmente invece di elevarle prima al quadrato.

Le due misure rispondono a domande vicine con enfasi diversa. Lo scarto medio assoluto è una media diretta delle distanze. La deviazione standard è la radice quadrata di una media di distanze al quadrato, quindi risente maggiormente degli scarti insolitamente grandi. Non conviene sostituire una misura con l’altra senza considerare lo scopo dell’analisi.

Usare le trasformazioni come controllo

Entrambe le misure devono essere non negative e valgono zero soltanto quando tutti i valori coincidono. Aggiungere la stessa costante a ogni osservazione cambia la media ma non gli scarti, quindi varianza e deviazione standard restano uguali. Moltiplicare ogni osservazione per un fattore aa moltiplica la varianza per a2a^2 e la deviazione standard per ∣a∣|a|.

Per esempio, moltiplicando 2,4,62,4,6 per 1010 otteniamo 20,40,6020,40,60. La varianza diventa 800/3≈266,67800/3\approx266{,}67, esattamente 100100 volte quella iniziale, mentre la deviazione standard diventa circa 16,3316{,}33, esattamente 1010 volte quella iniziale. Se un calcolo non rispetta queste relazioni, occorre ricontrollare scarti, denominatore o radice.

Scegliere la misura adatta alla domanda

Usiamo la varianza quando gli scarti quadratici fanno parte del modello, quando occorre combinare varianze oppure quando interessa soprattutto l’algebra. Usiamo la deviazione standard quando il risultato deve essere discusso accanto alle osservazioni originali. Usiamo lo scarto medio assoluto quando vogliamo una media diretta delle distanze. In ogni caso, specifichiamo se il calcolo riguarda una popolazione o un campione.

Una routine affidabile consiste nello scrivere la media, elencare gli scarti, verificare che la loro somma sia zero, elevarli al quadrato o prenderne il valore assoluto secondo la misura scelta e controllare le unità finali. Puoi provare la sequenza con i tuoi dati nel tutor di Euler, oppure esplorare altre spiegazioni svolte in Euler Learn.

In breve

  • La varianza della popolazione è la media degli scarti quadratici; la deviazione standard è la sua radice quadrata.
  • La varianza usa unità al quadrato, mentre la deviazione standard torna alle unità originali dei dati.
  • Scarto medio assoluto e deviazione standard descrivono entrambi la dispersione, ma pesano le distanze in modo diverso.
  • Controlla il risultato traslando o riscalando i dati e prevedendo come deve cambiare ciascuna misura.